Quali sono le tecniche usate?

A seconda del pezzo che intendo realizzare, scelgo di solito fra le tre tecniche di base per la lavorazione a mano libera: la lavorazione a lastra, a colombino e a pizzicata. La rifinitura e la colorazione finale del lavoro, tuttavia, si ottengono con l’ingobbio e con vari tipi di cristalline trasparenti. Dal momento che sono interessata alla lentezza del procedimento di lavorazione a mano libera, non uso il tornio. Nelle mie opere, sono sempre alla continua ricerca di armonia tra forme non comuni e asimmetriche .

Perché uso gli ingobbi?

Mi piace creare le mie personali ricette di ingobbi. Gli ingobbi sono un composto di argilla secca, acqua e ossidi minerali che vanno poste sullo strato esterno dell’argilla prima della cottura in forno. Successivamente il manufatto viene ricoperto con una cristallina trasparente per poi essere cotto ancora una volta. Si ottiene così una colorazione estremamente intensa che conferisce al pezzo spessore e brillantezza.

Quali materie prime e quali cotture uso?

Utilizzo una vasta gamma di argille refrattarie e non refrattarie per la bassa cottura e faccio uso di un forno elettrico per le cotture sia in ossidazione e sia in riduzione. Un paio di volte all'anno mi piace organizzare cotture in Raku o in Bucchero per oggetti speciali e amo condividere questi momenti con la comunità del luogo e i partecipanti dei miei corsi.

Che cos'è la tecnica Raku?

Il termine Raku è apparso per la prima volta in Giappone nel XVI secolo. Tradotto letteralmente significa felicità, gioia o piacere e identifica un tipo di cottura utilizzato per realizzare recipienti appositi per la cerimonia del tè Zen. Questa tecnica è stata portata per la prima volta in Occidente dal ceramista Bernard Leach negli anni Venti, ma la sua popolarità è cresciuta solamente negli anni Sessanta quando è stata esportata nel Regno Unito e negli Stati Uniti.

Oggi, la cottura Raku viene effettuata all'aperto utilizzando un forno appositamente realizzato in grado di raggiungere una temperatura di 980° Celsius in poco più di 30 minuti. I manufatti così cotti vengono tirati fuori ancora caldi e collocati in un seperato contenitore di metallo assieme a foglie secche e trucioli di legno. Al momento del contatto, i materiali combustibili prendono fuoco e viene posto un apposito coperchio sopra al contenitore per smorzare le fiamme. Una volta pronti, i pezzi fumanti vengono lentamente posti in un secchio di acqua fredda per arrestare il processo. Il prodotto finale è un esemplare di ceramica unico e originale che presenta sulla superficie un effetto tipo crepatura cangiante e irregolare. Non possono esistere due esemplari di creazioni Raku uguali e ogni creazione narra la storia della sua lavorazione, della sua cottura e della sua cromaticità.

Che cos'è la tecnica del Bucchero?

La tecnica del Bucchero è stata impiegata per la prima volta, oltre 2.000 anni fa, dagli Etruschi per creare recipienti di colore nero. Una volta che la sua superficie è stata perfettamente levigata, si procede alla sua prima cottura.

Successivamente il recipiente viene posto all'interno di un contenitore di ferro riempito di foglie secche che va posizionato nel forno per un'ultima cottura a temperatura più bassa. In questo modo si riduce l'ossigeno nella cavità e si ottiene un elegante effetto colore nero metallico.

Altre cotture in riduzione

Oltre alla cottura con la tecnica del Bucchero, si può ricorrere anche ad altre tecniche di cotture in riduzione per ottenere effetti metallizzati e madreperlacei con l’utilizzo di cristalline trasparenti e ingobbi. Nelle cotture in riduzione provo sempre a superare i limiti previsti stando alla ricerca continua di effetti particolari.

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Contrada Bosco
90016, Collesano (PA)
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